Un impianto che produce non è per forza un impianto sano
Quando si firma un contratto di affitto per un impianto fotovoltaico, di solito l’attenzione si concentra sul canone, sulla durata e sulle condizioni di ripristino del terreno. Più raramente ci si chiede che cosa succede, giorno dopo giorno, a quello che viene installato sul proprio fondo.
È una domanda che vale la pena farsi, perché un impianto fotovoltaico comprende moduli, cavi e componenti elettrici che lavorano per molti anni sul terreno. Per capire come vengono controllati e mantenuti, abbiamo avuto il piacere di intervistare Matteo Cocomazzi di Thermospectral Analytic, attività professionale specializzata nella diagnostica termografica a supporto della gestione e della manutenzione degli impianti fotovoltaici. Attraverso droni dotati di termocamera e verifiche sui componenti elettrici, il suo lavoro aiuta a individuare anomalie che potrebbero non essere visibili a occhio nudo.
In questo articolo raccontiamo che cosa ci ha detto e, soprattutto, che cosa cambia per il proprietario del terreno.
Chi è Matteo e di cosa si occupa
Thermospectral Analytic è un’attività professionale individuale specializzata nella diagnostica termografica a supporto delle attività di O&M (operation and maintenance, cioè la gestione e la manutenzione degli impianti) e di altri operatori del settore. Le ispezioni termografiche vengono eseguite facendo riferimento alla specifica tecnica IEC TS 62446-3, che definisce procedure e condizioni per le ispezioni termografiche degli impianti fotovoltaici. Le verifiche non si fermano ai moduli, ma si estendono ai quadri elettrici, agli inverter e ad altre parti dell’impianto elettrico. Matteo riferisce che le analisi sono condotte da un operatore termografico certificato di 2° livello ISO 9712.
La storia di Matteo è particolare: arriva dal modellismo dinamico, tra aeromodelli ed elicotteri RC. Una passione di una vita, trasformata in lavoro unendo il pilotaggio avanzato alla diagnostica. Quello che lo appassiona di più è, nelle sue parole, poter vedere l’invisibile: scovare difetti nascosti su impianti che all’apparenza funzionano perfettamente.
Anche un impianto che produce può presentare anomalie
Un impianto fotovoltaico può continuare a produrre energia anche in presenza di anomalie localizzate. Per questo motivo, i dati generali di produzione, pur essendo importanti, non sono sufficienti da soli a descrivere completamente lo stato di salute dell’impianto. La termografia permette di individuare fenomeni anomali che potrebbero non emergere da una semplice analisi dei dati di produzione.
È utile distinguere tra anomalie che interessano soprattutto la produzione, come una stringa staccata o un modulo ombreggiato, e anomalie che possono avere anche implicazioni per la sicurezza, come surriscaldamenti severi o connettori che scaldano troppo. Gli effetti e la priorità degli interventi vanno valutati caso per caso.
Matteo sottolinea che la sicurezza viene prima del recupero dell’energia persa: le situazioni potenzialmente pericolose richiedono una verifica e un intervento appropriati.
Le anomalie sugli impianti e il caso del punto caldo
Impianti nuovi, problemi già presenti. Un impianto appena realizzato, dove tutto sembra funzionare, può presentare anomalie. Matteo racconta che anche sugli impianti nuovi l’indagine termografica può evidenziare anomalie termiche compatibili con possibili problemi a livello di modulo o di stringa. Per determinarne la causa possono essere necessarie successive verifiche tecniche ed elettriche.
Il punto caldo oltre i 100 °C. Il caso che lo ha colpito di più è quello di un modulo con un hotspot, cioè un punto particolarmente caldo, che superava i 100 °C, individuato dal drone. La manutenzione è stata allertata subito e, una volta sul posto, ha scoperto che il backsheet (lo strato posteriore di protezione del modulo) era ormai bucato. Secondo Matteo, si trattava di una possibile condizione di rischio per la sicurezza.
Per chi affitta il terreno questo è un passaggio importante. Un’anomalia che riguarda la sicurezza interessa un impianto situato sul proprio fondo. In questo caso, il controllo ha permesso di individuare e segnalare una situazione che, secondo Matteo, avrebbe potuto aggravarsi.
Come funziona un’ispezione, in breve
Un controllo tipico, per esempio a fine cantiere, si svolge più o meno così:
- Misura delle condizioni ambientali. Prima ancora di volare si rilevano i parametri ambientali, come irraggiamento, temperatura, umidità e velocità del vento, e si configura la termocamera.
- Volo con il drone. Si pianifica ed esegue il volo, scattando in sequenza con la termocamera e con la camera RGB, cioè quella normale.
- Ortofoto georeferenziate. Le immagini vengono unite in una mappa dell’impianto, che aiuta a individuare la posizione delle anomalie e a orientare la squadra di manutenzione sul campo.
- Analisi di dettaglio. Se emergono anomalie, si analizza la singola foto del singolo modulo. Il confronto tra immagine termica e foto RGB aiuta a individuare possibili cause, come ombra o sporco, ma può essere necessario svolgere altre verifiche per comprendere l’origine dell’anomalia.
- Report. Il documento finale riporta, secondo Matteo, dati dell’impianto e condizioni del rilievo, la posizione delle anomalie, le immagini e una valutazione della gravità delle anomalie individuate.
Un dettaglio che a noi sembra importante: le condizioni meteo contano. Secondo Matteo, troppo vento o un’eccessiva nuvolosità possono influire sui dati e compromettere l’indagine. Quando si legge un report, vale la pena controllare in quali condizioni sia stato eseguito il rilievo.
Cosa la termografia non fa
Un’intervista onesta deve parlare anche dei limiti, e Matteo non li nasconde.
- Le cause possono richiedere altre verifiche. La termografia consente di individuare e documentare anomalie termiche, ma non sempre permette di determinarne autonomamente la causa. Per questo può essere necessario integrare l’indagine con verifiche elettriche e controlli sul posto.
- Non dà valori elettrici precisi. Per questo si integra con altre misure, come la curva IV, che entra nel dettaglio tecnico di stringhe e moduli. I due metodi non si escludono, ma si completano.
- Non vede tutti i danni. Alcuni danni possono non produrre un’anomalia termica rilevabile. In quei casi possono servire un’ispezione visiva o test specifici come l’elettroluminescenza.
Il vantaggio principale resta la velocità: osservare dall’alto un campo fotovoltaico e individuare anomalie, come moduli caldi o possibili problemi di collegamento, da sottoporre a ulteriori verifiche.
Cosa cambia per chi affitta il terreno
L’intervista parla di impianti, ma le conseguenze toccano da vicino anche il proprietario del fondo. Ecco alcuni spunti di riflessione, da valutare caso per caso.
I vantaggi
- Individuare possibili rischi. Un controllo può aiutare a trovare surriscaldamenti da verificare e a programmare gli interventi necessari. L’effetto sul rischio dipende anche dalle verifiche e dalle azioni successive.
- Seguire il funzionamento dell’impianto. Le ispezioni possono aiutare a individuare anomalie che incidono sulla produzione. Se il canone dipende in tutto o in parte dall’energia prodotta, l’eventuale effetto economico dipende dalle misure e dalle clausole del contratto.
- Maggiore trasparenza. Un report può documentare ciò che è stato osservato e la valutazione della gravità delle anomalie. Per conoscere eventuali verifiche o interventi successivi occorre il relativo riscontro.
Le attenzioni
- Accessi e voli sul fondo. Le ispezioni possono richiedere presenza di personale, mezzi o voli di droni: è bene sapere se e come vengono comunicati.
- Chi riceve il report. Non è scontato che il proprietario ne sia destinatario: conviene chiarirlo.
- Costi e responsabilità. Va chiarito chi sostiene il costo dei controlli e chi deve intervenire sulle anomalie trovate.
Cosa verificare nel contratto
Prima di firmare, o al prossimo rinnovo, può essere utile chiedere se il contratto prevede:
- la frequenza dei controlli sull’impianto;
- la possibilità per il proprietario di ricevere copia dei report o almeno una sintesi;
- le modalità e i tempi di intervento sulle anomalie legate alla sicurezza;
- le coperture assicurative in caso di incendio o danni al fondo;
- le modalità di accesso al terreno per le attività di ispezione e manutenzione.
Si tratta di spunti generali: ogni contratto ha le sue particolarità e, per le clausole, è sempre consigliabile un confronto con un professionista legale.
In conclusione
L’intervista a Matteo Cocomazzi ci lascia un messaggio semplice: il fatto che un impianto produca non basta a dire che sia in buona salute, e problemi localizzati possono non emergere dalla produzione complessiva. Un controllo termografico eseguito in condizioni adeguate e accompagnato da un report chiaro può aiutare a individuare anomalie da approfondire, prima che si aggravino.
Per chi affitta il terreno, il consiglio è concreto: prima di firmare, o al prossimo rinnovo, chiedi cosa prevede il contratto in materia di controlli sull’impianto. È una domanda che aiuta a chiarire come saranno gestite le verifiche.
Per conoscere meglio l’attività di Matteo puoi visitare il suo profilo LinkedIn. Ringraziamo Matteo per la disponibilità e per aver condiviso la sua esperienza con i lettori di Terreni Fotovoltaici.
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